La Gallina Padovana

Parlando di galline a Padova è necessario aggiungere al termine Padovana un’altra denominazione per aiutare il lettore a non confondersi tra le varie razze allevate in passato nel territorio della città. C’era la Padovana comune, con il piumaggio dorato, la bianca, la pesante, ottenuta da un incrocio nella fine dell’800, la gallina di Polverara è pure accostata anticamente a Padova. Quella di cui ci occupiamo qui è la più antica che richiama la città. Ulisse Aldrovandi, medico e astronomo bolognese, ci fornisce in de gallinis patavinis la prima descrizione, fin qui rinvenuta, della razza, erano gli ultimi anni del 1500 e la sua opera Ornithologiae sarebbe data alle stampe nel 1600.

Il complemento di qualità dal gran ciuffo è un’intuizione del professore Carlo Lodovico Fracanzani, docente storico del nostro Istituto e noto zootecnico, che coglie la particolarità più vistosa della razza, il ciuffo di penne sul capo, accompagnato da due più piccoli alle guance e uno alla gola.

I primi segni di crisi nella diffusione della razza nel padovano si hanno già all’inizio del XVIII° secolo, e ancor di più all’indomani della caduta della Repubblica di Venezia; all’inizio del XX° secolo poi, se ne contavano solo alcune migliaia di esemplari e negli anni ‘60 del secolo scorso le Padovane scompaiono quasi del tutto, sopravvivendo solamente in pochi allevamenti amatoriali e presso l’Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente “San Benedetto da Norcia” di Padova, dal quale partiranno a metà degli anni ‘80 le iniziative di conservazione e valorizzazione della razza che caratterizzano questi ultimi anni.

Il fronte più promettente è stato quello gastronomico, favorito anche dal recupero dei prodotti tipici e da una tendenza all’educazione al gusto. Con lo stimolo dell’associazione Slow Food con il suo progetto di sostegno ai prodotti dei Presídi, il contributo della Provincia di Padova, del Comune di Padova e della Camera di Commercio, la Gallina Padovana ha trovato spazio sulla stampa e nell’etere delle emittenti televisive. Ma ciò che più conta è la sua presenza sulle tavole degli esercizi di ristorazione, in qualche agriturismo e polleria. La maggior richiesta consente di allevare più riproduttori allargando la base genetica. L’obiettivo di aumentare la popolazione per ridurre gli effetti deprimenti della consanguineità è stato raggiunto. Ora si profila l’impegno di sostenerlo in futuro.